Perchè camminare a piedi scalzi?

C’è un solo modo per stare davvero a contatto con la terra, nel senso letterale del termine. Un contatto diretto, pelle a strada, senza l’intermediazione di scarpe, ciabatte o altri tipi di calzature che normalmente ci mettiamo ai piedi. Il camminare scalzi non è solo una rivendicazione della libertà del piede, ma un’affermazione di un benessere generale che si espande veloce lungo tutto il nostro corpo.

C’è chi purtroppo lo fa per necessità, ma c’è anche chi oggi lo fa per scelta. Questa teoria ha portato infatti alla nascita di veri e propri movimenti di persone che sotto il nome di barefooters o gimnopodisti rifiutano totalmente l’uso delle scarpe per qualunque tipo di attività giornaliera.

Nata inizialmente in Nuova Zelanda e poi in Australia, il movimento è arrivato negli ultimi anni anche in Europa, Italia compresa. Un ritorno al passato per questa scelta di vita che, nonostante può sembrare alquanto strana ed estrema a primo impatto, è supportata da assolute verità cha ridanno al nostro corpo in naturale equilibrio.

I piedi e la corretta postura

Il ruolo del piede non è infatti trascurabile. Esso, insieme ai muscoli delle gambe, sostiene infatti tutto il peso del nostro corpo e è fondamentale per i nostri movimenti. Molte volte, a causa della forma delle scarpe che non rispecchia l’impronta quasi triangolare del piede umano, si assiste ad un’ eccessiva pressione sulla parte anteriore dello stesso rappresentato dalle dita.

Questo impedisce movimenti naturali e fa si che invece di esser supportato dal tallone, il nostro peso è sostenuto dall’avampiede con un conseguente squilibrio dell’apparato scheletrico. Oltre ai benefici per la muscolatura e la postura, camminare scalzi consente maggior stabilità, maggior equilibrio, previene problemi alla circolazione favorendo una migliore ossigenazione e riduce la sensazione di gonfiore di gambe e caviglie.

Camminare scalzi è senza dubbio rilassante per la sensazione di libertà e comodità che ne consegue e, al contrario di quanto si pensi, è sano. È bene tenere in mente che nelle nostre scarpe si possono posare moltissimi germi che possono causare più danni di quelli creati dal camminare senza calzature per strada.

Benefici dai piedi alla testa

Benefici si registrano non solo a livello fisico, ma anche dal punto di vista mentale. Attraverso il contatto con la terra, i piedi sono in grado di trasmettere reazioni nervose al cervello favorendo l’eliminazione di ansia e stress e rafforzando così il sistema nervoso.

Se escludiamo i rischi di qualche vetro o scheggia di troppo, il camminare scalzi ha moltissimi benefici e zero controindicazioni. Sta a noi decidere se esportare questa tecnica per applicarla al di fuori delle nostre case.

Sta a noi crederci senza sentirsi giudicati da una società avversa a dare il benvenuto alle novità, se pur benefiche. Sta a noi fare un passo indietro e rimetterci in contatto con il mondo così come siamo stati creati e concepiti. Sta sicuramente a noi ora decidere con quali passi vogliamo camminare. Con passi innaturali, modificati e oppressi o passi liberi, controllati e carichi di sensazioni percepibili al tatto.

Nemico epocale per l’ambiente: il surriscaldamento globale

Da sempre definito un pericolo ed una minaccia concreta per il nostro universo, intorno al fenomeno del surriscaldamento globale c’è poca informazione e ancor meno consapevolezza. Detto anche riscaldamento o surriscaldamento climatico, tale fenomeno indica il progressivo aumento della temperatura della Terra con un preciso riferimento all’atmosfera terrestre e agli oceani.

È una realtà che sta quindi affliggendo il nostro pianeta da ormai un secolo, che si è contraddistinto per grandi mutamenti climatici come mai avvenuto in precedenza. Se parte di questo innalzamento della temperatura può essere legato a cause naturali, il motivo principale del surriscaldamento odierno è riconducibile a cause non naturali ossia a quelle attività svolte dall’uomo come l’emissione nell’atmosfera enormi quantità di gas serra (come metano, vapore acqueo e anidride carbonica), l’agricoltura intensiva, la deforestazione e l’uso generale di combustibili fossili.

Il surriscaldamento: gli effetti alungo termine

Il riscaldamento non risparmia alcuna zona, ma è particolarmente evidente in Africa, in alcune zone dell’Asia e nelle regioni Artiche. È un fenomeno in continua evoluzione, che non diminuisce ma bensì aumenta nonostante le promesse dei governi. È una mutamento progressivo e complesso i cui effetti non sono calcolabili, prevedibili e nemmeno immaginabili minimamente.

Quello che non possiamo evitare di notare sono le conseguenze in atto oggi in ogni angolo del mondo. Con l’aumento delle temperature anche nelle zone montuose, i ghiacci si stanno velocemente sciogliendo incrementando la quantità di acqua dei mari pronti a minacciare le città costiere.

Le correnti marine, che svolgono una funzione mitigatrice di fondamentale importanza, rischiano di modificare il loro percorso o addirittura bloccarsi perdendo la loro utilità. L’aumento della temperatura è anche sinonimo di una maggiore energia presente nell’atmosfera che rende la terra maggiormente predisposta a eventi catastrofici estremi.

Tutto questo unito all’aumento del buco dell’ozono ed alla moltiplicazione, nelle zone calde e tropicali, di quegli insetti portatori di malattie come malarie.

Inoltre questo cambiamento climatica è un cambiamento rapido, veloce ed improvviso che non da la possibilità a tutte le specie animali o vegetali di adattarsi e reagire con una conseguente ed inevitabile estinzione di massa.

Una risposta urgente

I governi si sono attivati a partire dagli anni Novanta con conferenze, protocolli e rapporti soprattutto per ridurre le emissione dei gas serra, ma il riscaldamento globale resta un problema sociale preoccupante allo stato attuale.

L’unica soluzione percorribile è quella di immaginare uno scenario nuovo che dovrebbe prevedere soltanto energia pulita, rinnovabile e rispettosa dell’ambiente: sole, acqua, calore naturale e vento a discapito di inquinanti combustibili fossili.

È tempo di smettere di aspettare a mani conserte le decisioni politiche attivandosi con concrete azioni personali che ogni singolo cittadino può svolgere. È bene cambiare il concetto di movimento e mobilità preferendo l’uso della bici e dei mezzi pubblici rispetto all’automobile. E se proprio non potete rinunciare al vostro mezzo a motore, optate per un auto a basso consumo.

Cerca di ridurre tutti gli sprechi di energia, dalla luce rimasta accesa al caricatore del telefono ancora attaccato o al computer in stand-by. Limita l’uso del condizionatore e dei riscaldamenti ed in generale vivi una vità più sostenibile, più biologica e più rispettosa per te e per i tuoi figli.

Dimmi in che direzione dormi e ti dirò chi sei

Non si finisce mai di imparare. Possiamo sempre migliorare il nostro benessere, anche mentre dormiamo. Non basta più infatti, avere un buon materasso, un buon letto o una posizione corretta in termini di postura durante l’intera durata del sonno: per svegliarsi tonici e pronti ad affrontare con energia il giorno nuovo occorre qualche altro accorgimento.

Anche la posizione del letto e la direzione del nostro corpo può influire sulla qualità del sonno. È questo quanto sostenuto da alcuni studi che, come quelli dell’antica arte cinese del Feng Shui, si occupano di organizzazione degli interni delle abitazioni al fine di sfruttare l’orientamento per mettere in circolo l’energia vitale dell’ambiente.

La posizione cardinale da assumere durante la notte è un tema non nuovo, anzi ancora attuale che non smette di far discutere a causa delle molte teorie esistenti che spesso si trovano in assoluto contrasto tra loro. Tutto ciò non fa che creare molta confusione nella mente della gente che molte volte finisce per basarsi sull’esperienza personale piuttosto che credere a queste verosimili teorie dall’origine incerta.

I benefici di dormire verso Nord

Finalmente però sembrerebbe che dormire con la testa a nord non sia più soltanto una diceria popolare tramandata da padre in figlio, ma una teoria seriamente supportata da dati scientifiche. Prima di spiegare quali possono essere i benefici alla base di tale studio, è importante focalizzare l’attenzione sulla direzione dei cosiddetti campi elettromagnetici, quei campi elettrici prodotti dalle cariche elettrice presenti nell’atmosfera, che tendono ad espandersi in direzione sud.

Di conseguenza, quando dormiamo con la testa rivolta verso nord il nostro corpo, che ha nella testa il polo positivo, si contrappone al polo negativo rappresentato dal sud della terra. Così facendo si hanno indubbi vantaggi in quanto il corpo umano ha la possibilità di scaricare energia rilasciandola progressivamente per tutta la durante il sonno.

I vantaggi non si limitano al sistema nervoso, ma enormi benefici si possono registrare anche sotto il punto di vista della respirazione e della circolazione sanguigna. Se la testa è rivolta a nord infatti, il sistema circolatorio avrà bisogno di meno apporto durante la notte tendendo, in definitiva, a sprecare meno energia grazie all’abbassamento della pressione delle arterie dovuta alla presenza di ferro nel sangue.

La qualità del sonno ne guadagna

Tutto ciò contribuisce ad un sonno leggero, continuativo ed in definitiva qualitativo. Un sonno degno del nome e della funzione che ha, quello di rigenerare il nostro corpo non solo fisicamente ma anche mentalmente dopo lunghe ed intense giornate lavorative fuori dalle mura domestiche.

È chiaro che la semplice posizione del corpo o il semplice orientamento di un letto non può rappresentare l’unica soluzione per coloro affetti da un sonno caratterizzato da brusche pause che interrompono e pregiudicano definitivamente il riposo notturno.

Questi studi sono senza dubbio importanti e supportati da tesi valide, ma risultano efficienti solo se affiancati da uno stile di vita sano ed equilibrato fatto di sport e buona alimentazione. È fondamentale rilassarsi prima di addormentarsi, staccare drasticamente la spina dal tram tram giornaliero ed evitare grandi abbuffate serali.

Un’innovazione tutta made in Italy

Parla italiano la bici del futuro. È arrivata infatti sul mercato Volata, la bicicletta super tecnologica ideata da due ragazzi italiani, Marco Salvioli e Mattia De Santis, fondatori dell’azienda italo – statunitense Volata Cycles.

Con sede a Milano e a San Francisco, la nuova realtà made in Italy è riuscita ad inglobare la tecnologia americana con lo stile italiano che fa di Volata una bici inconfondibilmente bella. Laureati in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano e spinti da una passione per la bici, per il ciclismo e per l’attività all’aria aperta, i due giovani hanno saputo con tenacia e pazienza sviluppare la loro idea e realizzare il loro sogno, grazie anche all’appoggio di altri nove dipendenti che hanno fatto di Volata una realtà.

Che cos’ è Volata

Ciò che differenzia questo mezzo da una bicicletta normale, è l’elevato tasso tecnologico dei suoi componenti e delle sue funzioni. Una bicicletta quindi normalmente a pedali, una mountain bike, ma che dà la possibilità al ciclista di godere dei confort e dei più alti vantaggi tecnologici senza staccare le mani dal manubrio e continuando quindi a pedalare.

Lo scopo per cui questo mezzo è stato ideato è quello di integrare la tecnologia tipica delle auto moderne alla struttura fisica di una bicicletta tradizionale affinché il ciclista possa avere la migliore esperienza possibile.

Destinata ad un target alto, Volata presenta un telaio in alluminio, un manubrio che si rifà a quello delle bici da corsa ed un efficiente cambio Shimano non manuale ma elettronico, ovviamente.

La prima novità è rappresentata dall’assenza della classica catena, vero e proprio rischio per i pantaloni chiari, che è stata sostituita da una cinghia di trasmissione che non ha bisogno di controllo o assistenza ulteriore. Rivoluzionario è soprattutto il computer integrato nel manubrio della bici che funge come una sorta di cervello del mezzo e si ricarica semplicemente pedalando.

Attraverso il display a colori e da 2,4 pollici del computer è possibile controllare il proprio stato fisico in termini di calorie bruciate e battito cardiaco, informarsi sul meteo e ottenere le indicazioni stradali che desideriamo.

Il computer è dotato di tecnologia Bluetooth grazie alla quale Volata comunica con la App installata nel tuo smartphone. La bicicletta è inoltre dotata di un antifurto GPS che manda un segnale allo smartphone in caso di furto e di luci Led che si attivano in modo automatico con il calar del sole.

Una bici da veri intenditori

Adatta per i pendolari di città o al cicloturista, può essere usata in ogni condizione atmosferica e su ogni tipo di terreno. Pratica, leggera, comoda e “stilosa”, Volata è disponibile in 4 taglie per adattarsi al meglio alla struttura fisica del ciclista che può scegliere tra due tipologie di selle.

Venduta al pubblico per 3499 dollari, la distribuzione della “bicicletta del futuro” comincerà solo nel 2017. Insomma una bici intelligente dove l’alta tecnologia lascia comunque spazio ad un design moderno tipico dello stile italiano. Una bicicletta che contribuirà ad un futuro sostenibile senza dover rinunciare per forza di cose, alla componente tecnologica.

Da Woodstock ad oggi: la storia dello stile Boho

Lo stile Boho è un particolare stile di abbigliamento legato al mondo hippy e agli anni ’70. Tornato alla ribalta agli inizi degli anni Duemila grazie all’adozione di questo modo di di abbigliarsi di attrici e modelle, tra cui Sienna Miller e Kate Moss, questo nuovo stile sta letteralmente spopolando tra le tendenze degli ultimi anni.

Lo stile richiama i grandi festival musicali, di Woodstock fino ad approdare al nuovo Coachella, festival musicale californiano dove lo stile Boho fa da padrone. Ma facciamo un po’ di chiarezza. Innanzitutto il termine Boho deriva dall’abbreviazione di Bohèmien che in francese significa “zingaro”.

Questi concetto infatti denotava tutti i viaggiatori europei dell’800 che si dedicavano ad una vita di ozi, senza particolari obiettivi, in cui la sola arte e il solo girovagare erano gli unici dèi da venerare. Erano sovversivi e non amavano le costrizioni: è forse questo uno dei motivi per cui questa voglia di liberarsi da una società opprimente, si esprime anche nell’abbigliamento.

Le regole da seguire per un perfetto stile Boho

Il Boho style infatti è caratterizzato da tessuti morbidi, colorati e leggeri. Abolite quasi del tutto le forme strette per lasciare spazio all’oversize di cardigan e gonne. Zampa d’elefante, gilet di pelle, pellicce, lacci frange, tutto ispirato alle linee morbide.

Imperativi fondamentali sono le fantasie colorate, i fiori, abiti all’uncinetto e il denim. La camicia di jeans è di sicuro un must have di questo stile così come i crop top, piccole e corte canotte che lasciano il ventre scoperto.

Per quanto riguarda gli accessori, si prediligono scarpe basse e tra tutte, sandali alla schiava per l’estate e stivaletto camperos per l’inverno, perfetti poi se indossati in abbinamento ad un’abitino corto anche in primavera ed autunno.

Per quanto concerne gli accessori, si può dire che sono proprio quelli che danno un tocco di classe a questo stile: cinture di pelle, cappelli e fasce coloratissime per i capelli che vanno sempre o raccolti in trecce o lasciati morbidi (particolarmente indicati sono i capelli mossi e un po’ spettinati).

Gioielli, anelli, pietre e bracciali a profusione, ancor meglio se indossati tutti quanti insieme: non bisogna aver paura di esagerare, basta solamente prediligere materiali naturali come legno, pietre dure, argento e pelle. Occhiali da sole grandi e hobo bags, cadenti e spaziose.

Scegliere con il giusto criterio senza esagerare!

Insomma, le regole da seguire sono tante, ma non bisogna erroneamente pensare di trovarci di fronte ad uno stile che mette insieme vestiti e accessori senza un giusto criterio: tutt’altro. La scelta di colori, materiali e abbinamenti sono fondamentali per la buona riuscita di questo stile e anzi davvero accurata.

Certamente bisogna fare anche molto bene attenzione a dove poter indossare questo fortunato stile: di sicuro è perfetto per le vacanze al mare o come look da giorno, ma guai a presentarsi ad un colloquio di lavoro vestiti in perfetto Boho style! Correrete di certo il rischio di non venir presi sul serio! Tuttavia, date libero sfogo alla vostra fantasia sopratutto in estate non dimenticando mai le piccole regole per un perfetto stile bohemien!

La via più famosa del mondo

Non è una via ma è forse probabilmente La Via. La strada che più ha segnato la comunicazione e lo scambio tra popoli diversi. È l’emblema del contatto e della scoperta in un mondo nuovo, diverso, che si poteva solo percorrere via terra o via mare.

La via della seta rievoca sempre una sensazione di fatica, profondità, vastità, bellezze naturali e suggestive culture in movimento su carrozze o cammelli. Eppure, nonostante l’abbiamo sentita nominare milioni di volte e l’abbiamo letta in ogni libro di scuola, la via della seta rimane per molti una vecchia strada dall’uso attuale incerto, usata nell’antichità per i commerci tra l’Oriente e l’Occidente.

Questa definizione è alquanto misera e insufficientemente esaustiva di quello che questa famosa via ha rappresentato nel corso della storia a livello mondiale.

La storia della via

Tessuto pregiato adorato dalle classi nobili per la sua qualità, leggerezza e comodità, la seta veniva lavorata in Cina già molti millenni prima di Cristo. Solo dal I secolo d.C. in poi, la seta cominciò ad essere apprezzata anche in Occidente grazie all’Impero Romano e da qui iniziarono i grandi commerci che si svolgevano su questo grande reticolo di comunicazione.

Partendo dalla Cina e più precisamente dalla città di Xi’An, la seta attraversava tutta l’Asia, il Medio Oriente e il Mediterraneo con destinazione finale Roma. Per prima cosa è giusto specificare che, benché chiamata semplicemente via, questo itinerario non comprende solo ed esclusivamente un unico manto stradale, ma un insieme di vie di comunicazione di diverso genere.

Originariamente era una via commerciale esclusivamente terrestre e per poi raggiungere, nel corso del tempo l’attuale lunghezza comprendendo anche mari e fiumi per un totale di circa 8000km. È curioso il fatto che la via della seta sia stata rinominata così solo nel Novecento.

Fino a prima non esisteva una denominazione comune che dava continuità a questo lungo tragitto, luogo immaginato e sognato da grandi scrittori, storici e curiosi che cominciarono a soffermarsi sui percorsi e sulla comunicazione di questi due grandi popoli. E’ comunque errato pensare che la seta era l’unica merce scambiata in quanto i commerci riguardavano anche altri prodotti e materiali preziosi e animali, soprattutto cavalli.

La via della seta oggi

Oggi questa storica via di comunicazione è al centro di vari progetti che hanno l’obiettivo di creare una immensa rete ferroviaria per consentire di collegare Pechino con l’Europa Occidentale. Una linea ad alta velocità moderna che attraverserà quasi 20 paesi favorendo scambi commerciali tra Asia ed Europa eliminando barriere fisiche e culturali.

Un’altra iniziativa, ribattezzata “Via della Seta via mare”, comprende invece la comunicazione marittima e vede l’Italia una delle componenti più attive. Il progetto è quello di costruire, attraverso tre porti italiani (Venezia, Ravenna e Trieste) e due stranieri (Slovenia e Croazia), un sistema di porti in grado di rendere possibile in termini logistici una collegamento tra la Cina e l’Adriatico, rotta molto più breve della Shanghai-Amburgo.

Si da così continuità a quella che è sempre stata la funzione principale di questa rete storica che ha contribuito allo scambio di pensieri, usi, idee e culture ancora prima che il commercio di prodotti.

Un giovane lampo di genio

Non siamo di fronte a un sogno, ad una impresa irrealizzabile o ad uno di qui buoni propositi che restano sulla carta senza essere mai messi in pratica. Ci sono progetti che grazie alla tenacia di chi li guida e all’aiuto sociale, diventano solide realtà e storie a lieto fine.

Questa non è la storia di uno scienziato o di un detentore di svariate e strane lauree, ma semplicemente l’idea di un ragazzo normale che non verrà più considerato tale ora che la sua iniziativa sta prendendo forma concretamente a livello internazionale.

Ripulire gli oceani: non più fantascienza, ma promettente realtà

Slat Boyan, un diciannovenne olandese, nel 2013 abbandona la sua carriera universitaria di ingegnere aerospaziale e si mette a capo del progetto da lui creato chiamato The Ocean Cleanup Array, che ha come obiettivo unico quello di pulire gli oceani dalla plastica presente nelle acque. La plastica infatti, data la sua resistenza e la non biodegradabilità, ha la capacità di resistere per anni inquinando e apportando gravi danni, uccidendo mammiferi e uccelli marini.

Questo metodo innovativo fa leva su una piattaforma a cui è collegata una grande barriera galleggiante lunga 100 metri e profonda solo 5, capace di catturare i detriti, anche quelli di piccoli dimensioni. Considerando che la plastica non tende ad andare molto in profondità ma a galleggiare pochi metri sotto il livello dell’acqua, le “reti” progettate da Boyan sono essenzialmente superficiali e non ostacolano la vita degli essere marini nei fondali.

Una volta catturata attraverso il moto delle correnti, la plastica viene canalizzata verso la piattaforma e poi filtrata e immagazzinata per il riciclo.

I risultati di questa brillante invenzione

Ogni anno più di 7 milioni di kg di plastica viene gettata nei nostri mari ed adesso finalmente pare si sia trovata una soluzione degna. L’area più inquinata è la Great Pacific Garbage Patch, ossia la grande chiazza di immondizia del pacifico che ospita quasi un terzo della plastica presente nei nostri mari per una dimensione pari a quella dell’Europa.

L’obiettivo è quello di raccogliere più di 7 milioni di tonnellate di plastica nel giro di cinque anni. Un’idea geniale a impatto zero che è riuscita a raccogliere i fondi necessari per la realizzazione (esattamente 2 milioni di dollari), attraverso una campagna di sensibilizzazione e crowdfunding.

Il progetto partirà dall’Asia e più precisamente in un tratto di mare al largo del Giappone e della Corea del Sud dove il problema dell’inquinamento ha proporzioni enormi. L’obiettivo che questo giovane si è prefissato è quello di pulire entro il 2020 gran parte dell’Oceano Pacifico coprendo in totale una superficie marina di oltre 100 km.

Sarebbe meglio prevenire che “curare” determinate situazioni, ma allo stato attuale, con già molti detriti gettati e dimenticati in mare, The Ocean Cleanup Array è pronto ad entrare in azione e a dare i suoi frutti fin da subito. Sta a noi aiutarlo nel raggiungimento del suo obiettivo che è un po’ l’obiettivo comune di tutta la società. Basterebbero piccoli gesti ed un po’ di accortezza in più, per rendere il lavoro di Boyan meno difficile e molto più veloce.

Un problema quasi insormontabile: il cancro

Scoperte tecnologiche sensazionali, macchine senza pilota, treni ad alta velocità, viaggi sulla luna. Eppure nel 2016 ancora milioni di persone muoiono per una malattia che fa paura solo a nominarla, il cancro. Al seno, al colon, alla prostata, ai polmoni, ovunque.

Una nuvola nera che incombe sulla nostra vita fatta di troppe sigarette, di una alimentazione sregolata e di un’attività fisica limitata. Detto più comunemente tumore o tecnicamente neoplasia, questa patologia è causata dalla crescita anormale e incontrollata di alcune cellule del nostro corpo.

È bene specificare che tutte le cellule del nostro corpo hanno un processo di crescita che si conclude però con la morte o la sostituzione naturale delle cellule stesse. Le cellule dette tumorali, che causano la patologia sopra descritta, crescono invece in modo irregolare e vivono più a lungo delle cellule normali creando una massa in eccesso di tessuto.

Da non confondere con i tumori benigni, che non costituiscono un cancro e la cui formazione è delimitata ad una zona ben precisa, i tumori maligni possono contagiare anche altre parti del corpo attraverso un processo di diffusione detto metastasi.

Numeri preoccupanti e sempre piu in aumento

I numeri spaventano e non possono non preoccupare: solo in Italia quasi 400 mila tumori sono diagnosticati annualmente indifferentemente tra uomini e donne. La metà di questi casi conducono al decesso e contribuiscono ai più di 8 milioni di vittime che questa malattia miete ogni anno nel mondo.

Numeri impressionanti di fronte ai quali le tradizionali cure come chemio o radio terapie, a cui i pazienti sono normalmente sottoposti, non sembrano sufficienti.

La speranza per il futuro: il vaccino anti cancro

La buona nuova arriva dalla Germania ed è il risultato di una ricerca scientifica condotta all’Università di Johannes Gutenberg a Mainz che ha portato alla creazione di un vaccino universale contro il cancro. Detto in modo semplicistico vaccino, più che vaccino è una cura in quanto non previene, ma aiuta il sistema immunitario a rinforzarsi e rispondere alle cellule tumorali.

Il test, che si sta sperimentando proprio in questo periodo, ha avuto degli effetti benefici rilevanti su alcuni animali e su alcuni pazienti ed è per questo che ha nutrito grande scalpore ed interesse.

Il vaccino consiste in una semplice capsula di grasso che racchiude RNA, una molecola simile al DNA che viene cambiata in base al tumore da sconfiggere. Una volta entrata nel corpo umano tramite iniezione, la molecola si trasforma in una proteina che funge da antigene tumorale creando una forte reazione immunitaria contro il cancro stesso.

Alla base di questo metodo c’è il concetto in base al quale, a differenza ad esempio di un virus, il sistema immunitario non riconosce le cellule immunitarie come estranee e non si attivi quindi per espellerle.

Siamo di fronte quindi ad uno studio nuovo, serio e basato su risultati iniziali interessanti, ma ancora troppo preliminari per definirlo la grande scoperta del secolo. Di sicuro è un grande passo avanti che detta la strada maestra a chi da anni si impegna per la causa e che dà nuova luce a chi ogni anno perde la speranza ammalandosi di una malattia ancora purtroppo troppo invincibile.

Barba e capelli colorati non solo per le star

Per attirare l’attenzione, per comunicare un cambio di vita o più semplicemente per moda. Sempre più persone stanno seguendo le orme delle star decidendo di rifarsi il look colorandosi i capelli.

Non stiamo parlando di tinta o di meches, ma di strane colorazione che ci mettiamo in testa: dai capelli ossigenati tipici degli anni Novanta, ora le colorazioni più in voga sono diverse e dalla molteplici sfumature. Dal rosa al blu scuro, dal rosso fuoco al viola. Donne comuni e non solo personaggi del grande schermo, che decidono di dare una ventata di colore alla loro vita munendosi di personalità ed immenso coraggio.

Purché sia acceso

La fase più delicata è la scelta del colore che non è casuale, ma avviene secondo determinati criteri estetici e fisici. Il rosso è sinonimo di ricerca di una iniezione di vitalità ed energia e tende a ravvivare il volto;

il grigio o il platino rappresentano la donna che non deve chiedere mai, un po’ punk ed un po’ rock; il giallo acceso, più indicato per le pelli scure, richiama solarità ed estremismo ed è la strada percorsa per chi si vuole sentire un po’ più sexy.

Quella che nel passato era solo una moda passeggera e temporanea si sta rivelando la svolta per quelle donne desiderose di riacquistare quella spinta di cui avevano bisogno per riprendere in mano la loro vita. Come si dice? “Nuovi capelli, nuova vita”.

Negli ultimi anni alla colorazione completa dei capelli si è affiancato l’hairchalking, ossia l’arte di tingersi le punte dei capelli con colorazioni estreme, ciocca per ciocca. Tecnica che ha avuto il boom nel 2015, al contrario della colorazione completa dei capelli, questo metodo è una colorazione provvisoria e temporanea che riguarda solo un numero limitato di ciocche.

Il trattamento avviene tramite gessi di varie colorazioni acquistabili in negozi specializzati o su internet che si applicano sui capelli attraverso il calore di una piastra. Non pensate però alle solite ciocche bionde o nere ma bensì a tinte fluo, accese e forti, da mischiare tra loro per un effetto arcobaleno sorprendente, visibile e creativo.

Non è (solo) una roba per donne

La colorazione dei capelli riguarda anche i maschietti. Dai capelli ossigenati dagli anni Ottanta e Novanta ora le colorazioni più richieste, oltre all’immortale nero, sono il platino ed il blu tendente al verde. In realtà, l’ultima frontiera per l’uomo non è rappresentata dai capelli, bensì dalla colorazione della barba.

Rosso, giallo, blu, verde, perfino arcobaleno, tutto sembra concesso senza limite di età. Una nuova moda che sta investendo personaggi famosi e non, stufi dalla normale barba lunga, ma non ancora disposti a raderla del tutto.

Un effetto indubbiamente visibile, ma tutt’altro che semplice da realizzare e che comporta scelta, sacrificio ed un po’ di sofferenza. L’ odore di colorante e ammoniaca da respirare per tutta la durata del trattamento (che è di solito di un’ora) e la sensazione di prurito non fermano di certo la volontà dell’uomo moderno di sentirsi sempre più giovane e sempre più hipster.

L’interrail: il mondo visto dai binari

Ci sono modi di viaggiare che consentono di vivere il viaggio, di sentirlo e ascoltarlo, chilometro dopo chilometro. Viaggi che impiegano più tempo, ma sono più poetici, più vivi e decisamente più emozionanti di un semplice volo che collega due aeroporti. Un viaggio in treno appartiene a questa categoria.

Mezzo comodo, veloce, sicuro e con il vantaggio di collegare i centri delle città e non le periferie o le zone limitrofe, il treno è uno dei mezzi dei trasporto pubblico più utilizzati fin dalla notte dei tempi.

L’Europa, dotata di una rete ferroviaria molto estesa ed efficiente, dà la possibilità ai cittadini europei di viaggiare in modo illimitato all’interno di determinati Paesi se in possesso di un biglietto ferroviario chiamato “Interrail”.

La storia dell’Interrail e i requisiti fondamentali

Nato nel 1972, questo programma riguardava inizialmente solo giovani cittadini europei sotto i 21 anni e comprendeva 21 Paesi. Con il tempo poi sono aumentate le Nazioni aderenti al progetto e si è innalzata l’età richiesta per acquistare il pass: attualmente l’Interrail comprende i 30 paesi della Comunità europea e, se pur con tariffe differenti, tutti i cittadini di ogni età possono usufruire del servizio.

Nello specifico, i giovani non ancora ventiseienni, possono viaggiare solo in seconda fascia mentre gli over 26 mantengono la possibilità di scelta tra la prima e la seconda.

Coloro che decidono di fare questo viaggio sono principalmente giovani. Zaino in spalla e infradito, un paio di scarpe da ginnastica attaccate ad uno zaino pesante e qualche provvista di cibo, spesso inscatolato. Cartina in tasca e telefono alla mano per controllare gli orari di partenza e arrivo. Gruppi di ragazzi che si mettono in viaggio spinti dalla voglia di avventura e dalla fame di conoscenza di un’Europa che vogliono riconquistare.

Le varie opzioni del biglietto

Oggi l’offerta Interrail da la possibilità di comprare due tipi di biglietto. Il primo, chiamato One Country Pass e con un costo che parte da 42€, può essere usato per la rete ferroviaria di un solo Paese europeo per un massimo di un mese.

I trenta Paesi sono divisi in 5 diverse fasce ognuna delle quali ha un prezzo diverso: la fascia di livello 1, che comprende Germania, Regno Unito e Francia, è la più costosa mentre risulta più economico viaggiare in Bulgaria, Turchia, Slovacchia, Slovenia, Serbia e Macedonia, tutti Paesi appartenenti all’ultima fascia.

Il Global Pass, il preferito dai giovani, permette invece di viaggiare non solo in una nazione, ma in più Paesi diversi tra i 30 che aderiscono al programma. Ha una validità che va dai 10 ai 30 giorni ed un prezzo che parte dai 200€ fino ad arrivare quasi a 1000€ per tutti gli adulti che vogliono viaggiare per un mese continuo esclusivamente in prima classe.

Indipendentemente dall’età, dalla tratta o dai Paesi di circolazione, l’interrail è diventato un vero e proprio mito che resiste alla crisi e alle offerte delle compagnie aeree low-cost.

E così il treno si è trasformato: non più un semplice mezzo di trasporto, ma elemento di condivisone, di unione e socialità. Un luogo di incontro di culture diverse e ed un luogo di scambio di informazioni personali ed esperienze acquisite “sul treno”.