Redazione Contatti Condizioni Home Università Cultura

 

Troppa paura per nulla

 

Chi ha paura muore ogni giorno. E chi non ha paura, muore una volta sola”. Paolo Borsellino ne era convinto. E visse così, infischiandosene delle minacce di Cosa Nostra. Ma non tutti gli uomini arrivano a tanto. E troppo spesso si finisce invece per avere paura. Della morte, di soffrire, di non essere all’altezza, di non piacere abbastanza, di parlare troppo o troppo poco. A volte si ha paura perfino delle cose belle come l’amore, il cibo, la moda, per certi versi anche la solitudine.

Da bambini si ha spesso paura del buio e ci si rifugia, una notte sì e l’altra pure, tra le lenzuola del lettone di mamma e papà. Perché da qualche parte potrebbe sempre arrivare in punta di piedi la strega cattiva, e certe sorprese è meglio evitarle. E poi c'è il lupo cattivo, pronto a divorarti manco fossi cappuccetto rosso.

Fin dai primi anni di vita, la nostra cultura ci educa alla paura. Non c’è favola che venga letta ai bambini senza un personaggio inquietante, che scatena la paura.

A un certo punto si cresce. E la paura pensavamo di averla sepolta per sempre. E invece, rieccola, come prima, più di prima, a tormentarci l’anima. Riemerge come uno spettro terrificante. Si teme il maniaco pedofilo, il vicino di casa pronto a sgozzarti, il tipo che ti offre qualche sostanza stupefacente, quello che t’invita a bere un goccio di troppo, i siti interneti incontrollati che mercificano il corpo col sesso a pagamento.

E poi, la paura di crescere troppo in fretta e ritrovarsi un bel giorno davanti allo specchio con un’espressione del volto piena di rimpianti. E senza essersi accorti che ormai si è entrati nel mondo dei grandi. E qui, ecco altre paure: quella di non farcela a realizzare i propri sogni in un mondo che ti fa lo sgambetto a ogni passo. La paura di far male a qualcuno, di non essere ricordati, che il tuo compagno/a un bel giorno ti lasci con un sms, senza neppure avere il coraggio di dirti che non ti ama più guardandoti negli occhi. La paura di essere aggrediti per strada, oppure quella che i nostri cari ci lascino per sempre, o che i nostri figli non siano abbastanza pronti per fregare in tempo chi avrebbe voluto fregarli.

C’è perfino chi ha paura di esprimere le proprie idee, anche quando si va controcorrente e la direzione in cui va la maggioranza non ci appaga. Di guardare in faccia la realtà anche se è molto diversa da come ce la saremmo aspettata. E la paura dei ricordi, e quella del futuro sempre più incerto e indefinito, ultimamente cresciuta a dismisura. O quella di rischiare, scommettere su se stessi, di mettersi in discussione e camminare appesi a un filo, rinunciando ad accomodarsi su poltrone facili e sicure, o di cambiare famiglia e città, alla ricerca di qualcos’altro.

Nei casi più disperati, si può arrivare perfino ad avere paura di campare, quasi che l’ansia di vivere a un certo punto diventi più forte di ogni gioia che si riesce a provare. Chissà perché, torna alla mente Edmund Burke, quando scriveva che “nessuna passione priva la mente così completamente delle sue capacità di agire e ragionare quanto la paura".

Elena Orlando

elyorl@tiscali.it      http://stellamattutina.blogspot.com

Giovani Dubbiosi  Napoli  -Gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito.