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 Mischiarsi la pelle, le anime, le ossa?

 

E dopo la separazione dei beni, è la volta della separazione delle classi. Il leghista Cota la sua proposta l’ha fatta, anche se è stata da molti considerata indecente. Anche se ha incassato un bel no dall’opposizione, dai sindacati e persino dal mondo cattolico. Ma ormai, quel che è fatto è fatto. Nel senso che la mozione che introduce nelle scuole italiane le cosiddette “classi d’inserimento” per i figli degli immigrati che non masticano ancora bene la nostra lingua è stata approvata dalla Camera. Peccato però che il provvedimento, giudicato da Veltroni, manco a dirlo, “intollerabile”, non abbia conquistato le simpatie neppure dell’ala destra del Pdl, tant’è che Alessandra Mussolini, in qualità di presidente della commissione bicamerale per l’Infanzia, ha deciso di scrivere al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, la cui fama è balzata in vetta alle classifiche degli ultimi sondaggi, chiedendole con urgenza un incontro. E anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno chiede "una pausa di riflessione". La maggiore perplessità che accomuna tutti i dissidenti e gli scettici sul provvedimento leghista è che l’integrazione vada così a farsi benedire. E se Veltroni dal canto suo rispolvera la sua vena buonista e nostalgico-sentimentale a cui ci aveva abituato nei mesi scorsi, ricordando agli italiani quando eravamo noi, un tempo, gli emigranti con la valigia di cartone in cerca di ospitalità e accoglienza, il settimanale cattolico “Famiglia cristiana”, per bocca del suo direttore, don Sciortino, lancia un vero e proprio grido d’allarme: “Le classi ponte per gli studenti stranieri complicano l’integrazione e puntano all’espulsione degli immigrati”. Preoccupata anche l'Anci, l'associazione dei comuni italiani. Fabio Sturani, sindaco di Ancona e suo vicepresidente, fa notare che "in Italia sono circa 690.000 gli studenti stranieri presenti nelle nostre scuole che rappresentano oltre 190 diverse nazionalità. Nessuno mette in dubbio che per i minori stranieri ci sia necessità di un sostegno scolastico, ma questo si deve aggiungere alla normale programmazione delle attività e soprattutto deve essere inserito in quadro, concreto, di pari opportunità e di sostegno all'integrazione". E già, l’integrazione. Tanto facile a dirsi, ma così difficile a farsi. Non è che quasi quasi sarebbe meglio quella del ghetto, che di certo non richiede nessuno sforzo, se non quello di starsene ciascuno per conto proprio? Se fosse coì, vorrebbe dire che siamo proprio un popolo di sfaticati.
 

Elena Orlando

elyorl@tiscali.it      http://stellamattutina.blogspot.com

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