| Cambio di guardia alla direzione de L'Unità .Travaglio ruggisce contro Veltroni Altro che maschilismo. Altro che discriminazione del gentil sesso. Il futuro è in mano alle donne. Sono loro ormai a portare i pantaloni, dentro e fuori casa, a tracciare le linee guida tra le lenzuola e fuori dal letto, insomma, a condurre il timone. E Renato Soru, il presidente piddino della regione Sardegna, nuovo editore de L'Unità, fresco di nomina, deve averlo capito, se ha deciso di affidare la direzione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci a Concita De Gregorio, ex repubblichina (nel senso del quotidiano “La Repubblica”, il giornale sul quale scriveva fino a ieri).
Scelta azzeccata secondo molti, un po’ meno per Marco Travaglio che, come al solito, vorrebbe far luce fino in fondo sulla liquidazione del direttore uscente Antonio Padellaro.“ Dal comunicato della proprietà - spiega Travaglio - non riesco a capire quali siano le ragioni per le quali Padellaro debba andar via. La parola multimedialità non mi dice niente e, anzi, mi fa venire l'orticaria. Sostanzialmente non viene spiegato nulla, fermo restando che la scelta rientra nelle prerogative dell’editore. È preoccupante che il disegno avviato tre anni fa con la cacciata di Colombo e rimasto incompiuto per la continuità garantita dalla direzione Padellaro, venga ora completato. Il problema non riguarda Concita De Gregorio, che è un'ottima giornalista e che mi auguro faccia benissimo, ma quello di capire i motivi per cui Padellaro debba andar via».
Travaglio fa risalire la decisione del cambio di direttore a un lavoro «negli ultimi tre mesi sottotraccia e negli ultimi tre giorni alla luce del sole» direttamente ai vertici del Partito democratico e in particolare al suo segretario Walter Veltroni. Tutto parte dall'intervista rilasciata da Veltroni al Corriere della Sera dopo l'acquisizione dell'Unità da parte di Renato Soru. Veltroni già allora «auspicava un "direttore donna". Perché, si chiede Travaglio, il segretario di un partito avanza la proposta di un cambio di direzione di un giornale che «non appartiene né a lui né al suo partito»? Secondo il giornalista è il completamento di un «disegno avviato nel 2005, quando Furio Colombo fu defenestrato dopo mesi di mobbing praticato da ben noti ambienti Ds, insofferenti per la linea troppo autonoma, troppo aperta, diciamo pure troppo libera del giornale».
Il mondo della politica, da Pollastrini a Gentiloni, da Di Pietro a Capezzone, ha ringraziato Padellaro e augurato buon lavoro alla nuova direttrice. Ma chi è Concita De Gregorio? Nata a Pisa nel 1963, è cresciuta a Livorno. Si è laureata in Scienze politiche e ha iniziato a lavorare nelle radio e nelle tv locali toscane, passando poi al Vernacoliere e al Tirreno, dove per otto anni ha fatto la spola tra le redazioni di Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1990, finalmente il grande salto: approda a La Repubblica di Eugenio Scalfari, per occuparsi di cronaca e politica interna. Nel 2002 pubblica “Non lavate questo sangue”, diario dei giorni del G8 a Genova e un racconto per la rivista letteraria di Adelphi. Nel 2006 esce per Mondadori “Una madre lo sa”, tra i finalisti al premio Bancarella 2007, in cui racconta la fatica di essere madri (tra le altre cose, è madre di tre figli).
Segni particolari: un volto semi sorridente, un’aria discreta e composta, un tono di voce caldo e pacato.
Ma soprattutto, la De Gregorio è una delle poche donne che è riuscita a sedersi sulla poltrona della direzione di un giornale. Un lusso che prima di lei si sono potute concedere in poche. Il caso più recente riguarda il Secolo d’Italia, attualmente diretto da Flavia Perina. Più indietro negli anni va ricordato il tentativo di Pialuisa Bianco di risollevare le sorti dell’Indipendente (1994) e, in tempi ormai remoti, va ricordata l’esperienza di Matilde Serao al Mattino.
Nomina politica? Certo. Riscossa dell’esercito delle femministe in calore del III millennio? Neanche a parlarne. Anche se c’è da dire che ultimamente la “questione femminile” è diventata una cosa seria, perfino più seria dell’eterna e irrisolta “questione meridionale”. E il volo d'aquila delle donne naturalmente votate al comando o impantanate nel carrierismo isterico sta di gran lunga svilendo il volo radente delle sempre più esili eredi di Penelope (spesso per necessità, ma a volte anche, perché no, per vocazione), tutte casa, chiesa e palestra, il cui regno è il focolare domestico. Dunque, uomini, attenti, di voi potrebbe restare appena qualche traccia un po’ blanda e biodegradabile. Potreste fare davvero una brutta fine. Accartocciati e gettati via come un vecchio foglio di giornale.
Ma ora che cosa succederà in redazione? Sarà guerra tra i sessi? E chi può dirlo. Certo, la questione si pone. E' questo l'esito nudo e crudo di anni di battaglie per la parità. Ma la conquista dell’emancipazione sociale e sessuale che cos’ha prodotto? Eccolo, il risultato. Il maschio ora è in netta minoranza, arranca, incespica, è in affanno. Ma soprattutto, in balia delle gonnelle. Appena ne vede una che gli sventola accanto, suda sette camicie e non sa proprio come smarcarsi.
E le donne? E' lì che affondano la lama. Mica hanno pietà di questi poveretti? Macché. Attaccano il maschio di turno, quello si cui hanno puntato (per varie ragioni) gli occhi (e non solo) proprio come fa l’apide quando morde la sua preda. Peccato che qui non si gioca ad armi pari, perché le donne sanno bene come far scivolare e cadere la preda nella loro tana, e poi cucinarsela a fuoco lento. Le donne hanno capito tutto, hanno capito come usare il loro potere di femmine disinvolte e disinibite, azzannando al momento opportuno. E dell'arrendevole dolcezza o della delicata femminilità non sanno proprio che farsene. Le donne ormai hanno capito come farsi largo in tutti i modi e colonizzare ambienti che tempi addietro erano esclusivo appannaggio degli uomini. E lo hanno capito già da tempo.
E' vero tutto questo, ma è pur vero che in alcuni casi, per la verità (si deve ammettere) sempre più rari, oltre a un paio di rassicuranti tette artificiali o oneste, di un eccitante fondoschiena e di due promettenti cosce al vento, c’è dell’altro. E la De Gregorio avrà tempo e modo per continuare a dimostrarlo. Con la sua voce calda e il suo stile giornalistico avvolgente, sì, ma soprattutto col suo sobrio abbigliamento e un comportamento ineccepibile.
Elena Orlando elyorl@tiscali.it http://stellamattutina.blogspot.com Giovani Dubbiosi Napoli -Gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito. |