Redazione Contatti Condizioni  Home Università Cultura

 

Le radici per un moderno liberalismo in Vincenzo Cuoco
 

A due secoli di distanza – Napoli 1799 – è illuminante e sorprendente constatare come un autore della nostra terra, Vincenzo Cuoco, abbia anticipato con realismo e lucidità scientifica temi di attualità che a tutt’oggi occupano il dibattito pubblico della politica nazionale. E’ merito del Prof. Ludovico Martello dell’Università di Benevento e dell’Archivio Storico del Sannio l’aver rivisto in un rinnovato contesto – al di là della “pettegola erudizione campanilistica” – il caso Cuoco. Il pamphlet pubblicato dal Prof. Martello ha il merito di far rivivere fedelmente la memoria dell’avvocato molisano, riconducendolo a quello che realmente è: uno scienziato della politica.

Cuoco ha occupato un posto di grande rilievo nella storia del pensiero politico italiano e di lui si sono interessati in molti: Manzoni, Foscolo, Mazzini, Gioberti, Croce; è stato accostato a Burke e Maistre, a Constant e Tocqueville; si sono consumate aspre lotte interpretative intorno all’autore del Saggio sulla rivoluzione di Napoli. Definito conservatore e reazionario, rivoluzionario e velleitario; ognuno ne ha dato la sua interpretazione in base all’appartenenza e convenienza politica. Non a caso il Prof. Martello ha dovuto riportare nel suo lavoro qualcosa come 118 citazioni, con il sorprendente risultato che Cuoco può essere collocato perfettamente nell’alveo della scienza politica italiana alla pari di Niccolò Machiavelli, Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto.

Cuoco, nel Progetto della Costituzione napoletana, rifiuta il costituzionalismo francese e giacobino, prendendo le distanze da Rousseau e dalla sua visione di legislatore onnipotente e pedagogico. Avverte tutta l’astrattezza di una vaga Dichiarazione dei diritti,. contrapponendola a una più concreta Dichiarazione americana. Cuoco parte dall’individuo e non è disposto affatto a sacrificare quest’ultimo “in un totalizzante ed anonimo collettivo”. Questa netta distinzione è molto importante, è parte integrante del carattere pratico-operativo dell’autore molisano, che lo pone vicino al realismo comune degli autori dell’illuminismo scozzese. Cuoco guarda lontano, troppo lontano.

Per l’avvocato di Civitacampomarano, “le costituzioni sono simili alle vesti” e devono essere fatte tenendo conto del territorio, partendo dai municipi e dalle necessità degli uomini che vi abitano. Il rapporto fra governati e governanti non deve cadere in forme di sopruso e dispotismo. La rappresentanza deve fare in modo che i rappresentanti interpretino i bisogni reali dei rappresentati. “Poiché dunque è necessario far uso dei rappresentanti, facciamo che essi rappresentino il popolo – egli esorta – e che la loro volontà sia quanto più si possa legata alla volontà popolare; rendiamoli responsabili dei loro voti; facciamo sì che il popolo possa chiederne conto, che almeno possa saperli; mettiamoli almeno nella necessità di consultare il popolo”.

Cuoco, con lucido realismo, denuncia l’ingerenza di uno Stato accentratore e omnipervasivo, che trasforma dovernati in sudditi, distruttore delle iversità individuali e territoriali, che “volendo far tutto da solo, o non ha fatto nulla, o ha fatto tutto male”. Ancora: “Se tu restringi tutto al governo, farai sì che un occhio solo, un solo braccio, da un solo punto debba far ciò che vedrebbero e farebbero mille occhi e mille braccia in mille punti diversi. Quest’occhio unico non vedrà bene, lento sarà il suo braccio; dovrà fidarsi di altri occhi e di altre braccia, che spesso non sapranno, che spesso non vorranno né vedere né agire: tutto sarà malversazione nel governo, tutto sarà languore nella nazione”. Ecco allora la proposta con due secoli di anticipo per l’Italia e la Comunità europea: “delle potenti città di origini medievali, forti perché politicamente autonome, garantendo crescita, sviluppo civile e diffusione della ricchezza”. Precisando che “presso gli inglesi il rappresentante rappresenta la città ed il borgo da cui viene eletto, e se non riceve degli ordini, almeno riceve delle istruzioni”.

L’avvocato sannita non solo dimostra di conoscere bene la letteratura politica anglosassone e di preferirla rispetto a quella metafisica e paternalistica continentale, ma anticipa il dibattito sul federalismo fiscale, sulle autonomie; la necessità di rendere il più possibile le classi politiche locali responsabili e più vicine alle reali esigenze dei cittadini; di limitare l’espansione e lo strapotere dello Stato centrale per una indipendenza fiscale dei comuni, mettendoli in una sana e virtuosa competizione tra di loro. Cuoco, dunque, guarda al modello anglosassone, agli Stati Uniti d’America, alla Svizzera, anticipando Carlo Cattaneo e Altiero Spinelli e più di recente il dibattito accademico in atto di Buchanan e Tullock, Lee e Frey.

L’originalità e attualità dell’autore è impressionante alla luce dell’esperienza storica del costruttivismo francese caduto nel terrore, delle due guerre mondiali, del marxismo e totalitarismo del XX secolo. L’Europa è stata attraversata da una ubriacatura ideologica, i cui residui sono ancora presenti nei comportamenti, nelle costituzioni, specialmente quella italiana. Con effetti terribili sulla libertà individuale, sull’organizzazione sociale, politica ed economica; ed oggi si avverte, con estremo ritardo, la necessità e l’urgenza di liquidarli e cambiare pagina.

Qualche esempio. Il potere locale attuale è verticistico, soggetto al controllo politico dall’alto. Gli amministratori locali sono l’appendice di un potere autoreferenziale di interdipendenza dallo Stato centrale e dalle sue élites di governo oligarchico. Questo ci ha condotti alla miseria della diversità, all’appiattimento del pensiero, al servilismo e alla dipendenza dalla politica, a una società burocratica e ingessata, in cui dominano i rapporti di forza e di potere clientelare e non il merito, l’impegno e la dignità personale. Uno Stato onnipotente e onnipresente. Il Prof. Carlo Trigilia ha definito gli amministratori locali dei “perfetti integrati”.

Mettiamo a confronto la rappresentanza politica in Cuoco espressa nel Saggio sulla rivoluzione di Napoli e la nostra attuale Carta Costituzionale. Per Cuoco, “Una Costituzione seria avrebbe dovuto occuparsi delle concrete libertà individuali, della responsabilità dei poteri, dell’equilibrio delle forze e degli interessi, delle tasse, sempre più rispecchiando la storia, i costumi, il carattere di una nazione”. Quella di oggi è una rappresentanza “collettiva”, cioè l’individuo si annulla nel concetto vago della nazione. Tutto è assorbito così nel “corpo elettorale” della “sovranità del popolo”; in sostanza, il cittadino elettore non ha alcun potere, al punto che con l’attuale legge elettorale gli è stata tolta anche la preferenza. I collegi elettorali sono diventati una entità geografico-amministrativa dei parco buoi – noi elettori -, i cui confini e relativo bottino da spartire vengono ritagliati e ridefiniti a Roma, a discrezione delle oligarchie partitiche, lontano dal territorio, in una nuova forma di tirannia. L’assurdo è ancor più evidente nell’art. 67 della Costituzione, che definisce il divieto del mandato imperativo degli eletti, ossia svincola i rappresentanti dalla volontà e dagli interessi dei rappresentati. Capite? L’apposto della filosofia costituzionale in Vincenzo Cuoco e del Progetto della Costituzione napoletana.

Ogni dibattito serio sulla riforma elettorale e istituzionale – se vuole essere credibile – deve andare al cuore dei problemi, altrimenti è solo perdita di tempo e propaganda. Il problema è molto più complesso, è culturale. L’Italia conserva ancora l’autoritarismo fascista e il totalitarismo comunista, il pregiudizio ideologico nei confronti della libertà individuale, della libera impresa e della proprietà privata.

La stessa Costituzione è frutto di un compromesso e ancora – tutt’oggi – siamo fermi al bivio. La strada però che porta alla libertà e alla crescita del benessere e della felicità è quella tracciata duecento anni fa da Vincenzo Cuoco. Spetta a noi percorrerla con convinzione e determinazione.

Luigi Tangredi

Giovani Dubbiosi  Napoli  -Gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito.