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E' il carattere che preserva la libertà

 

Barack Obama è il nuovo presidente degli U.S.A. e buona parte dei cittadini del mondo si augurano che la sua amministrazione possa rinnovare quei princìpi di giustizia e libertà che sono alla base dei documenti legali più prossimi alla perfezione: la Dichiarazione d’Indipendenza e la **Costituzione americana. Se lo spirito che anima tali documenti non fosse stato colpevolmente e disinvoltamente ignorato, il compito di Obama sarebbe molto meno gravoso e il futuro della gente comune meno aleatorio.

Valutare gli errori del recente passato potrebbe servire a non ripeterli. Cosa non ha funzionato? E’ tutta colpa del terrorismo internazione e dell’avidità smisurata di un capitalismo degenerato? Oppure chi pretende di rappresentare il volere popolare non è stato, per usare un eufemismo, all’altezza della situazione? O la loro combinazione?

Spetta a tutti i cittadini informarsi e vigilare affinché non si debba di nuovo arrivare al punto di riporre tutte le speranze di riscatto in un solo uomo.

Thomas Jefferson, uno dei padri della Costituzione, affermò che “Ogni governo degenera quando è affidato solo ai governanti del popolo. Il popolo stesso ne è l’unico sicuro depositario”. I cittadini devono riconoscere di essere stati, parafrasando lo stesso Jefferson, uomini timidi che preferiscono la calma della prevaricazione al mare tempestoso dell’emancipazione. E’ giunta l’ora di rimediare.

Arturo Pennarola è un semplice cittadino che ha sacrificato la visione dell’«Isola dei famosi», e altre amenità del genere, per scrivere libri impegnati tipo “il Bivio – Verso la civiltà che non c’è”. I suoi sforzi letterari, ben poco remunerati, sollecitano i concittadini a riflettere sui guasti del presente e a ponderare soluzioni che possano prevenirli per l’avvenire. Pennarola non sarà Barack Obama, le sue ricette non dovranno essere prese come oro colato, ma ci stimolano comunque a ritornare ad essere essere artefici del nostro destino e, in ultima analisi, a salvaguardare i nostri risparmi. Come osservava Benjamin Franklin, un altro illustre padre costituente, “Un investimento nella conoscenza paga il miglior interesse”.

Non esistono risposte agevoli a problemi molto impegnativi, ma quelle offerte da Charles C. Haynes sono pragmatiche, lungimiranti, e probabilmente vanno nella giusta direzione. Non solo per gli U.S.A....

Mentre il Gen. Colin Powell annunciava le sue convinzioni politiche, sua moglie Alma faceva suonare il campanello d’allarme su una questione che trascende le divisioni partitiche – e definirà il futuro dell’America al pari delle stesse elezioni presidenziali.

Alma Powell portò al forum annuale del Character Education Partnership (CEP) del 19 ottobre un messaggio semplice ma profondo: Se non agiamo subito per rafforzare il carattere dei nostri giovani – e forniamo loro le risorse per aver successo – gli Stati Uniti non saranno preparati a raccogliere le sfide del 21° secolo.

La sig.ra Powell disse ai presenti che “negli Stati Uniti ogni 26 secondi uno studente delle superiori lascia gli studi”. Ciò rappresenta più di un milione di abbandoni all’anno – una crisi che investe principalmente le comunità più svantaggiate, rende persistente lo stato di povertà, accresce la criminalità e minaccia seriamente il futuro della prosperità e sicurezza americane.

La ricerca dimostra che le scuole che implementano con efficacia l’educazione del carattere presentano un tasso inferiore di abbandoni scolastici, un più alto successo accademico e minori problemi disciplinari. Questo perchè si configurano come ambienti didattici che tutelano i propri studenti.

L’educazione del carattere non si limita, ovviamente, a tenere nelle scuole i ragazzi a rischio. E’ incentrata sull’assicurarsi che ogni studente impari cosa vuol dire, in una società democratica, essere un cittadino virtuoso e impegnato.

Ma cosa ha a che fare tutto ciò con il Primo Emendamento alla Costituzione? Semplicemente tutto. La Costituzione garantisce i diritti fondamentali, ma non può in alcun modo attestare che tali diritti siano esercitati dal popolo in modo responsabile.

James Madison***, al quale si deve la redazione del Primo Emendamento, disse, come meglio non si potrebbe: “Non c’è alcuna virtù tra di noi? Se non c’è, siamo in una miserabile situazione. Nessun controllo teorico e nessuna forma di governo può darci la sicurezza. Supporre che ogni forma di governo assicurerà la libertà e la felicità a prescindere dalle virtù del popolo equivale ad inseguire una chimera”.

Un crescente numero di scuole stanno fortunatamente realizzando la connessione tra l’infondere la virtù civica e il sostenere le libertà basilari. Dopo il discorso di Alma Powell gli insegnanti, amministratori e studenti di più di 100 scuole si fecero avanti per ricevere, come parte dell’iniziativa del CEP, il riconoscimento dei loro esemplari sforzi nell’ambito dell’educazione del carattere.

Ho trovato incoraggiante sapere, soprattutto per chi si preoccupa della vitalità del Primo Emendamento, come molte scuole premiate accordino ai propri studenti una voce significativa nella loro educazione. Per esempio, la Valley Park Middle School del Missouri, una delle 10 a cui la conferenza ha concesso il “national school of character” per l’anno 2008, permette a ciascuna classe di fissare le proprie regole, e ad ogni studente l’opportunità di parlare alle riunioni di classe. Gli studenti risolvono così i conflitti tramite la mediazione dei compagni, e discutono questioni etiche nelle classi dei diversi corsi di studio.

Valley Park ha scoperto cosa realmente funziona nelle scuole. Cinque anni fa agli studenti mancava il senso di appartenenza e di autonomia. Oggi l’educazione del carattere ha trasformato l’intera cultura della scuola: Le sospensioni sono diminuite, i voti migliorati, e adesso tutti i membri della comunità scolastica – studenti, personale didattico e genitori – si sentono parte di una premurosa famiglia.

La matematica e la grammatica sono importanti, ma lo è ancor di più il tipo di genere umano che studia tali discipline.

A prescindere da chi abbia vinto le elezioni presidenziali, le straordinarie sfide che dobbiamo affrontare – guerre, recessione, cambiamenti climatici, povertà – metteranno a dura prova il carattere della nostra nazione [e di qualsiasi altra] come mai è accaduto prima. Questo è il motivo per il quale dobbiamo porre la creazione delle “scuole del carattere” al primo posto del programma di riforma dell’istruzione.

Madison aveva perfettamente ragione. Il carattere di una nazione è determinato dal carattere del suo popolo.

 

di ©Charles C. Haynes* e ©Alessandro D’Ovidio

* Charles C. Haynes, cittadino americano, è un affermato ricercatore ed è responsabile dei programmi scolastici del First Amendment Center. Haynes è attualmente presidente del Character Education Partnership. E' molto rinomato per la sua opera su questioni relative al Primo Emendamento, svolta nelle scuole e comunità di tutti gli stati dell'unione. Si è laureato alla Harvard Divinity School e possiede un dottorato presso la Emory University. E' autore e coautore di sei libri, ed appare frequentemente, in veste di ospite, in trasmissioni radiofoniche e televisive. Un suo profilo è stato pubblicato da The Wall Street Journal.

** La Costituzione americana è stata emendata dal 1791 solo in diciassette occasioni, in quanto i primi dieci dei ventisette emendamenti vennero ratificati simultaneamente dagli stati. Il Primo Emendamento garantisce la libertà di culto, parola e stampa; il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti. Esso inoltre proibisce al Congresso di “fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione” — rendendo questo emendamento un campo di battaglia delle guerre culturali della fine del XX° secolo.

*** James Madison (1751-1836) fu uno dei più illuminati statisti virginiani e uno dei principali artefici della carta costituzionale, elaborata nel 1787 dalla Convenzione di Filadelfia. Fu presidente degli Stati Uniti dal 1809 al 1817.

Madison ebbe un ruolo prominente nella Convenzione costituente, dove il suo meditatissimo teorizzare politico rifulse in piena luce, tanto da essere definito «Padre della Costituzione» di cui fu uno dei firmatari il 17 settembre 1787.

 

Giovani Dubbiosi  Napoli  -Gli articoli e i contributi al sito non sono retribuiti. Tutte le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito.