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Presidenziali Americane: In memoria di "IKE" Eisenhower e John F. Kennedy



DWIGHT “IKE” EISENHOWER JOHN FITZGERALD KENNEDY

(1890-1969) (1917-1963)

PREMESSA

Nel 1961 Dwight “Ike” Eisenhower e J. F. Kennedy, il primo al termine e il secondo all’inizio del mandato presidenziale, si rivolsero agli americani, e indirettamente a tutti i cittadini del mondo, con parole che dovremmo incidere indelebilmente nelle nostre menti e nei nostri cuori. Erano parole che se non fossero cadute nell’oblìo ci avrebbero risparmiato molte delle inquietudini che stanno attanagliando la società dei nostri giorni.

Ike Eisenhower, repubblicano ed eroe della IIª guerra mondiale, fu un presidente talmente rispettato che nel 1960 avrebbe agevolmente vinto, costituzione permettendo, il suo terzo mandato. La campagna elettorale del 1960 si segnalò anche per un fatto molto curioso e significativo. Richard Nixon, vice-presidente in carica e candidato del partito repubblicano, impostò la sua propaganda sulla maggiore esperienza governativa, e quindi affidabilità, rispetto all’avversario democratico J. F. Kennedy. Nell’agosto di quell’anno Nixon era dato come favorito nella corsa alla Casa Bianca. Ma il mese successivo, durante una conferenza stampa, un giornalista chiese ad uno stanco ed irritato “Ike” in quale decisione importante fu coinvolto il suo vice Nixon. La risposta fu una doccia gelata per le ambizioni del collega di partito: “Se mi da una settimana di tempo potrei pensarne una... Non ricordo...”.

Kennedy vinse per poco più di 100.000 voti di distacco, anche grazie alla “gaffe” di Ike, che fu sfruttata a dovere dalla macchina propagandistica democratica.

La lettura degli estratti dei discorsi, pronunciati in piena Guerra Fredda, evidenzia la loro intima connessione.
 

IL DISCORSO DI CONGEDO DI EISENHOWER
 

Ike tenne il 17 gennaio del 1961 il suo discorso di congedo dalla presidenza degli U.S.A. Si trattò di un accorato appello a tutti i cittadini affinché vigilassero sui pericoli insiti nell’apparato della difesa, che l’anziano statista conosceva a fondo. I punti salienti furono i seguenti:

“Gli Stati Uniti non possedevano un’industria bellica fino all’ultimo dei nostri conflitti mondiali. I produttori americani di vomeri potevano costruire, quando i tempi lo richiedevano, anche le spade. Ma ora non possiamo più rischiare che la difesa nazionale sia in balìa dell’emergenza improvvisata. Siamo stati costretti a creare un’industria degli armamenti permanente e di vaste proporzioni. A ciò si aggiungono tre milioni e mezzo di uomini e donne che sono direttamente impegnati nell’apparato della difesa. Spendiamo annualmente nella sicurezza militare più dei proventi netti di tutte le multinazionali statunitensi.”

“Questa relazione tra un immenso sistema militare e una grande industria delle armi è un fatto nuovo nell’esperienza americana. L’influenza globale – economica, politica, persino spirituale – si fa sentire in ogni città, ogni residenza ufficiale, ogni ufficio del governo federale. Riconosciamo l’inevitabile necessità di questo sviluppo. EPPURE NON DOBBIAMO ESIMERCI DAL COMPRENDERE LE SUE GRAVI IMPLICAZIONI. NE SONO COINVOLTI IL NOSTRO DURO LAVORO, LE NOSTRE RISORSE E LE NOSTRE NECESSITA’, AL PARI DELLA STRUTTURA STESSA DELLA NOSTRA SOCIETA’.”

DOBBIAMO TUTELARCI IN OGNI CONSIGLIO DEL GOVERNO CONTRO L’ACQUISIZIONE DI UN’INFLUENZA INGIUSTIFICATA, PIU’ O MENO RICERCATA, DA PARTE DEL COMPLESSO INDUSTRIALE MILITARE. IL POTENZIALE PER LA DISASTROSA ASCESA DI UN POTERE MAL RIPOSTO ESISTE E PERSISTERA’”.

NON DOBBIAMO MAI PERMETTERE CHE IL PESO DI QUESTA COMBINAZIONE MINACCI LE NOSTRE LIBERTA’ O I PROCESSI DEMOCRATICI. NON DOVREMMO DARE NULLA PER SCONTATO. SOLTANTO UNA CITTADINANZA VIGILE ED INFORMATA PUO’ COSTRINGERE L’ENORME MACCHINARIO INDUSTRIALE E MILITARE DELLA DIFESA AD INTEGRARSI ADEGUATAMENTE CON I NOSTRI METODI ED OBIETTIVI PACIFICI, IN MODO TALE CHE SICUREZZA E LIBERTA’ POSSANO PROSPERARE INSIEME.

E’ significativo che Eisenhower liquidò il concetto di “guerra preventiva” nel modo seguente: “Per quanto ne so io la guerra preventiva non è più possibile. Come potete averla se una delle sue caratteristiche sarebbe quella di ridurre in rovina molte città, città dove molte migliaia di persone risulterebbero morte, ferite e maciullate, i sistemi di trasporto distrutti, le attrezzature sanitarie e altre strutture spazzate via? Questa non è guerra preventiva; è semplicemente guerra. Non credo a tale cosa, e francamente non vorrei nemmeno ascoltare seriamente chiunque venisse a parlarmi di una tale cosa [...] Mi sembra che quando un termine è, per definizione, intrinsecamente assurdo, non c’è ragione di prenderlo in considerazione”.
 

IL DISCORSO DI JOHN F. KENNEDY


Il carismatico presidente della “Nuova Frontiera” tenne il 27 aprile del 1961, a New York, un discorso che a detta di molti suggellò la sua condanna a morte, eseguita proditoriamente a Dallas il 22 novembre del 1963, poco prima che rendesse note la sua intenzione di abolire la Federal Reserve e la sua contrarietà a sacrificare vite umane statunitensi in Vietnam.

Così si rivolse all’Associazione Americana degli Editori della carta stampata:

Il mero termine «segretezza» è ripugnante in una società libera e aperta, e noi come popolo siamo intrinsecamente e storicamente opposti alle società segrete, ai giuramenti e alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli derivanti da un occultamento eccessivo e ingiustificato di fatti pertinenti superano di gran lunga quelli riportati per giustificare tale occultamento. Pure oggi è inutile opporsi alla minaccia di una società chiusa se ne imitiamo le restrizioni arbitrarie. Pure oggi è inutile assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa. ED ESISTE IL GRAVISSIMO PERICOLO CHE L’ANNUNCIATA NECESSITA’ DI UNA MAGGIORE SICUREZZA SARA’ FATTA PROPRIA DA COLORO CHE SONO ANSIOSI DI AMPLIARNE IL SIGNIFICATO FINO AI LIMITI DELLA CENSURA E DELL’OCCULTAMENTO UFFICIALE. IO NON INTENDO PERMETTERLO, E USERO’ TUTTI I MIEI POTERI IN QUESTO SENSO. NESSUN FUNZIONARIO DELLA MIA AMMINISTRAZIONE, DI QUALUNQUE GRADO, SIA CIVILE CHE MILITARE, DOVREBBE INTERPRETARE LE MIE PAROLE DI STASERA COME UN PRETESTO PER CENSURARE LE NOTIZIE, PER SOFFOCARE IL DISSENSO, PER COPRIRE I NOSTRI SBAGLI O PER CELARE ALLA STAMPA E AL PUBBLICO I FATTI CHE HANNO DIRITTO DI CONOSCERE.”

E CHIEDO ANCHE AD OGNI EDITORE E AD OGNI GIORNALISTA DELLA NAZIONE DI RIESAMINARE I PROPRI CRITERI E DI RICONOSCERE LA NATURA DEL PERICOLO CHE IL NOSTRO PAESE STA CORRENDO.

NESSUNA AMMINISTRAZIONE E NESSUN PAESE POSSONO AFFERMARSI E NESSUNA REPUBBLICA PUO’ SOPRAVVIVERE SENZA DIBATTITO E SENZA LA CRITICA. QUESTO E’ IL MOTIVO PER CUI IL LEGISLATORE ATENIESE SOLONE BOLLO’ COME UN CRIMINE DA PARTE DI OGNI CITTADINO IL RIFUGGIRE LA CONTROVERSIA.

QUESTO E’ IL MOTIVO PER CUI LA NOSTRA STAMPA E’ PROTETTA DAL PRIMO EMENDAMENTO – ED E’ L’UNICA IMPRESA AMERICANA AD ESSERE SPECIFICATAMENTE PROTETTA DALLA COSTITUZIONE – NON PER LO SCOPO PRIMARIO DI DIVERTIRE ED INTRATTENERE I CITTADINI – NON PER ENFATIZZARE IL TRIVIALE E IL SENTIMENTALE, NON «PER DARE AL PUBBLICO SEMPLICEMENTE CIO’ CHE VUOLE» – MA PER INFORMARE, PER ISPIRARE, PER FAR RIFLETTERE, PER ESPORRE I NOSTRI PERICOLI E LE NOSTRE OPPORTUNITA’, PER INDICARE LE NOSTRE CRISI E LE NOSTRE SCELTE, PER DIRIGERE, MODELLARE, EDUCARE, E TALVOLTA PERSINO IRRITARE L’OPINIONE PUBBLICA.”

E IN CONCLUSIONE SIGNIFICA CHE IL GOVERNO, AD OGNI LIVELLO, DEVE ADEMPIERE AL SUO OBBLIGO DI FORNIRVI LA PIU’ COMPLETA INFORMAZIONE POSSIBILE AL DI FUORI DEI RISTRETTI LIMITI DELLA SICUREZZA NAZIONALE – E NOI INTENDIAMO FARLO”.

Che Ike Eisenhower e John F. Kennedy riposino in pace. Noi possiamo solo augurarci che in futuro qualche personaggio politico possegga la loro tempra e i loro princìpi. Se ne saremo degni...

26 ottobre 2008

di Alessandro D’Ovidio

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